Alcuni classici del mondo haiku – gli antichi componimenti poetici giapponesi composti generalmente da tre versi – riscritti “in versione disabile”: è questa la nuova “scorribanda” di Gianni Minasso nella nostra rubrica “A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia)”, all’insegna, come sempre, dell’ironia, del grottesco e talora della comicità più o meno involontaria che, come ogni altra faccenda umana, può riguardare anche il mondo della disabilità

Ragazzo in carrozzina su sfondo di montagne giapponesi (realizzazione grafica di Gianni Minasso)
(Realizzazione grafica di Gianni Minasso)

In primo luogo desidero scusarmi per le offese che arrecherò alla secolare tradizione poetica orientale degli haiku, riscrivendone alcuni capolavori “in versione disabile”.
Poi, un paio di spiegazioni per i profani. Gli haiku qui scelti comprendono un’ampia accezione di stili e di metriche, mentre restano fisse altre caratteristiche, come l’assenza di titolo, i tre versi, i toni semplici e «la scena rapida e intensa che descrive la natura [disabile, nella parodia N.d.A.] e ne cristallizza i particolari nell’attimo presente». Inoltre, per potenziare le ricche suggestioni dei componimenti, mi sono solo permesso qualche sgarro nella prosodia e l’aggiunta di brevi commenti esplicativi.
Quindi potrete ri-leggere una manciata di haiku famosi (di Basho, Issa, Kyoshi, Ryokan, Seishi eccetera) non solo per farvi (spero) due grasse risate, ma anche, grazie ai robusti “telai originali” sui quali ho montato le mie stupidaggini, per addentrarvi nei profondi significati del vivere in carrozzina. Armonizzando il mio scrivere a tutto ciò, non sarò costretto ad abbandonare la consueta ferocia per adottare un registro più delicato: infatti, si può lo stesso graffiare a sangue pur immersi in una struggente nebbiolina autunnale. Anzi, la durezza dell’handicap risalterà ancora più evidente proprio grazie alla levità di questa particolare forma poetica.
E adesso vado a fare harakiri. Contenti?
(a cura di Hoskri-To Nakatsata)
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In questo mondo
frenetica è la vita
della farfalla.

(Questo cofanetto di saggezza nipponico racchiude poche parole, ma tante verità)
In questo mondo
frenetica è la vita
del disabile.
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Sul sentiero di montagna
scorgo un non so che di grazioso,
un fior di violetta.

(La gioia imprevista nello scoprire uno splendido “amico”)
Sul marciapiedi di città
scorgo un non so che di grazioso,
un fior di scivoletto.
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Affaticato,
mentre cerco albergo,
mi scopro sotto i fiori di glicine.

(L’urgenza e la frustrazione: solo un haiku poteva decantarle in modo così lirico)
Imbarazzato,
mentre cerco bagni okay,
ne scopro solo d’inaccessibili.
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Lui – una parola.
Io – una parola.
E l’autunno incalza.

(Mirabile sintesi dell’incontro fra due individui agli antipodi)
Il medico – una parola.
Io – non una parola.
E la malattia incalza.
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Nello stagno antico
si tuffa una rana:
eco dell’acqua.

(Quando il fisiatra non prescrive il nuovo ausilio posturale per la carrozzina…)
Sul cuscino antico
si tuffa un sedere:
eco di decubiti.
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La bella luna,
lasciata dal ladro
alla finestra.

(Assessori, sindaci, deputati, senatori, ministri eccetera alle prese col welfare)
La bella handy,
lasciata dal politico
alla finestra.
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Persona in carrozzina inserita in un dipinto giapponese (realizzazione grafica di Gianni Minasso)
(Realizzazione grafica di Gianni Minasso)

Ad una ad una
si affacciano, nel freddo,
le stelle.

(Le onnipresenti problematiche affioranti nella retribuzione della propria badante)
Ad una ad una
si affacciano, nella busta,
le rogne.
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Le ruote della locomotiva
si fermano
nell’erba d’estate.

(Il difficile e talvolta disgustoso slalom cittadino tra i depositi canini)
Le ruote della carrozzina
si fermano
nelle cacche lasciate.
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Silenzio:
graffia la pietra
la voce delle cicale.

(In comunità, dopo schiamazzi e sghignazzi, si produce un attimo di calma, ma…)
Silenzio:
graffia la pietra
la voce dell’educatore.
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Se dovessi passare la vita
a cercare il fiore perfetto
non sarebbe una vita sprecata.

(Il vantaggio di avere un contrassegno da invalidi sul cruscotto)
Se dovessi passare la vita
a cercare il parcheggio libero
sarebbe una vita sprecata.
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Dormire profondo
sul dorso della pietra
dove sbocciano i garofani!

(Ve l’avevo detto che il mio pigiama era stropicciato)
Vegliare furibondo
sul dorso della piega
dove sbocciano i pruriti!
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Anatre selvatiche
fanno chiasso,
forse chiacchierano di me.

(A un angolo della strada, vedendomi sfrecciare in carrozzina)
Babbione selvatiche
fanno chiasso,
forse chiacchierano di me.
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Non un grano di polvere
a turbare il chiarore
del crisantemo bianco.

(Forse è ora di dare una spolverata alla sporchissima carrozzina)
Non un grammo di pulito
a turbare il grigiore
della Quickie bianca.
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Convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose.

(Meditazioni elevate durante una seduta con la riabilitatrice belloccia)
Fisioterapia:
stancarsi gli occhi
contemplando le tette.

Nella colonnina qui a fianco a destra, riportiamo l’elenco dei vari contributi di Gianni Minasso pubblicati da «Superando.it», per la rubrica intitolata A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia).

Fonte: http://www.superando.it/2019/10/30/portatori-di-haiku/